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lunedì 25 luglio 2016

Non dovrai aspettare che un principe venga a salvarti... a meno che non sia tu a volerlo

Quando ero bambina guardavo con ammirazione e una punta di invidia le mie amichette vestite da principesse a carnevale. I vestiti rosa luccicanti, i finti diademi brillanti, ma soprattutto, la robusta ruota di plastica posta nella parte inferiore della gonna, che la rendeva ampia e imponente. Per me essere una principessa era un desiderio profondo, ma mai realizzato. I miei vestiti erano più simili a: clown, casco blu dell'ONU (ve lo giuro), indiana, carcerata. "Sono fatti a mano dalla nonna" diceva mia mamma "quindi sono più belli". "Vero" pensavo dentro di me "ma la nonna poteva anche farmi un vestito da principessa, non è molto diverso". Guardavo in loop VHS di Cenerentola, Biancaneve, la Bella Addormentata nel Bosco. Bramavo con loro nell'attesa del principe azzurro, e sognavo di sposarmi con lo stesso abito donato a Cenerentola dalla Fata Madrina.
Poi sono cresciuta, e non potevo essere più distante da queste mie eroine d'infanzia. Abbandonata l'idea romanica di matrimonio (ma ti pare farsi portare all'altare o in comune dal papà e passare di mano allo sposo vestita come una bomboniera?! Cosa sono, un pacco postale elegante?), non mi ci sono proprio vista a rassettare casa cantando con gli animaletti del bosco.

Quando ho saputo che sarebbe arrivata Susanna però, i dolci ricordi d'infanzia sono riaffiorati. "La vestirò sempre come una principessa", "La riempirò di giochi delle principesse Disney, chissà quale le piacerà di più", "attorno a lei sarà tutto splendidamente ROSA". Poi però le bambine arrivano. E crescono. E mentre crescono tu le guardi, e pensi che sia tua responsabilità insegnare loro a essere forti, indipendenti. A difendersi in un mondo dove è ancora difficile per una donna essere considerata al pari di un uomo. Allora inizi a preferire i dinosauri alle principesse, i supereroi alle Barbie. Pensi che il rosa sia un bel colore, e le stia proprio bene, ma non disdegni nemmeno il rosso, il blu, il giallo, il viola. Inizi a pensare che ci siano altre vite di donne che valga la pena raccontare la sera prima di dormire, oltre a quelle della Sirenetta, e della Bella Addormentata, donne che hanno davvero reso splendida la propria esistenza. Inizi a capire che quello che vuoi insegnare a tua figlia è che non deve stare ferma aspettando che un principe venga a salvarla, a meno che non sia lei a volerlo. E che se invece non vuole può alzarsi, e andare a fare il culo a chi la tiene imprigionata.

Credo fosse questo che voleva trasmettermi mia nonna vestendomi da casco blu dell'ONU.

E adesso, con questa consapevolezza, guardo il cielo e le faccio l'occhiolino.

martedì 19 luglio 2016

L'evoluzione della maternità al mare o in piscina. Più che un lento cambiamento, un equilibrio punteggiato.

La mia idea di piscina è sempre stata la seguente: delicatamente seduta sul bordo, gambe ammollo fino alle ginocchia (massimo), occhiali da sole perché, si sa, il riflesso del sole sulla superficie dell'acqua dà parecchio fastidio. Quando proprio iniziavo a sudare mi bagnavo (sempre delicatamente) le spalle. Al mare la situazione non cambiava di molto: seduta sul bagnasciuga, le onde che delicatamente e ritmicamente accarezzano i piedi, una doccia ogni tanto. FINE. Il bagno in mare o in piscina solo in rare occasioni, quando la temperatura dell'acqua supera i 37 gradi e non tira una bava di vento. Le mie amiche hanno spesso assistito a discussioni bordopiscina del tipo "bimbo, non vedi che mi stai schizzando? puoi per cortesia metterti a giocare un pochino più in là oppure andare nella piscina per bambini che guarda caso se si chiama così un motivo ci sarà?!".

Deve essere stata la legge del contrappasso che ora mi ha fatto diventare un canotto umano. Mia figlia, come credo tutti i bambini, ADORA l'acqua. E adora schizzare di brutto sua mamma. E adora andare dove "no tocco", ma ovviamente non ci vuole andare da sola, vuole andarci con SUA MAMMA. Sua mamma che ci tocca, ma alla quale l'acqua, a 14 gradi, arriva alla pancia, facendo rimescolare il pranzo di Natale scorso. Ho dovuto mettere la cuffia. Perché i bagnini no, non ci credono che non metterai mai la testa sotto l'acqua, se sei nel centro della piscina, anche se hai capelli lavati la mattina stessa e raccolti ordinatamente , devi avere LA CUFFIA. E poi ci sono i tuffi. Direttamente in braccio tuo, che tremi a pensare dove finirà l'acqua e no, non ho messo il mascara waterproof. E al mare la sabbia, sabbia ovunque. Mia madre ama raccontarmi di come, all'età di Susanna, io stavo ore seduta al centro dell'asciugamano, infastidita dalla sabbia che mi toccava i piedi. E invece lei no, lei ama giocare a lavarsi i capelli con la sabbia bagnata dal mare, mangiarla, e fartela mangiare ("geato mamma boooono"). Ama rincorrere le onde e buttarcisi sopra, abbracciarle. E ovviamente i braccioli non bastano, il mare è pericoloso, e "una volta il figlio del figlio un mio amico è annegato in dieci centimetri d'acqua perché il mare non è una piscina, è pericoloso", e quindi via, a saltare tra le onde con lei, con le alghe che si incastrano tra i capelli lavati la mattina stessa e raccolti ordinatamente.


Credo che non mi ci abituerò mai, e dentro di me resterò sempre "quella seduta sul bordo". Anche se armata di braccioli, salvagente, secchiello e formine, a correre dietro ai granchi, e a raccogliere conchiglie.

mercoledì 22 giugno 2016

Eccomi!

Da quando sono diventata mamma mi è capitato spesso di leggere Blog. Di disavventure principalmente. Di mamme sfigate a cui ne capitano di tutti i colori, di mamme inadeguate che provano a spiegarti come annuire con aria intelligente quando una ti racconta come ha strippato i suoi pannolini lavabili e tu oltre a chiederti cosa m*****a voglia dire strippare ti stai anche chiedendo perché i rigurgiti non bastino ma uno debba anche mettersi a lavare i pannolini. Insomma, quei Blog che ti fanno sentire una persona normale, che tu magari ci provi anche ma proprio non riesci a stare dietro A TUTTO. Ma ti va bene così, perché in fondo la maternità non ti ha cambiata, e riesci ancora a mantenere un sano cinismo che ti tiene in contatto con la realtà. E poi mi piacciono i Blog maternità-cosapiùbelladelmondo-vogliomorirepiangendo. Di quelli che mettono nero su bianco che sì, non sei più la stessa e no, non sei più padrona del tuo cuore e mah, chissà come facevo prima. E piango piango piango. E poi vado di là, la guardo, e piango ancora. Ecco, io mi sono sempre sentita in bilico tra queste due personalità: la menefreghista ironica sicura di sé e la pazza isterica sempre sull'orlo di una crisi emotiva. Quindi, dato che di sfighe ne capitano molte anche a me, e che mi è sempre piaciuto far ridere le persone e raccontarmi, ho pensato "perché no?".

Nel primo post di un Blog legato alla maternità uno si aspetta immagino di leggere come sia avvenuto  il primo contatto con questo fantastico mondo. Come sia avvenuta la scoperta di aspettare un bambino. Per quanto mi riguarda direi che più che una scoperta è stato un trauma. No, nessun test positivo. Nessuna nausea. Nessun ritardo. Ma una visita ginecologica di controllo il giorno in cui, in teoria, doveva arrivarmi il ciclo. "Guardi lei mi visiti pure ma dovrebbero arrivarmi oggi, quindi non so cosa riuscirà a fare". "Senti ma sei proprio sicura ti debbano arrivare? Qua non c'è nessuna traccia di mestruazioni, ma mi sembra di vedere una camera gestazionale". "Una camera cosa???". "Già, ma ovviamente non posso essere sicura sia quella, potrebbe essere anche una ghiandola ingrossata, domani vai a fare le analisi del sangue, te le prescrivo". Fine della visita. E io che volevo fare il pap test perché erano due anni che non lo facevo. E invece, forse, ero incinta. O forse avevo una ghiandola grossa. Certo, era possibile, ma dai, non poteva essere COSI' automatico. La biologa (BIOLOGA) che è in me mi continuava a dire che sì, basta una volta, e quindi sì, poteva essere così automatico, ma non ci volevo credere. Mi sarebbe piaciuto, ci avevamo pensato, ma non credevamo sarebbe successo così presto. E ora poteva essere lì (o poteva essere una ghiandola). Torno all'Università dove mi accoglie Mister B che appena vede la mia faccia dice "Ma cos'hai, mica ti avrà detto che sei incinta". E io "Sì ma potrebbe essere anche una ghiandola". Silenzio.
Il giorno dopo alle 8:00 avevo già fatto le analisi e mi dissero che sarebbero state pronte alle 13, avrei potuto vedere i referti online. Alle 12:45 sono iniziati i click impazziti di "aggiorna la pagina" e dopo un quarto d'ora di click è arrivato il risultato: Beta a 34567989378278, valore normale <5. Incintissima. Ho guardato Mister B e ho detto "Come lo dico al mio capo?".

Ancora non sapevo che quello sarebbe stato solo l'inizio di un viaggio che mi avrebbe reso ancora più forte e consapevole, sia sul lavoro che a casa. Più responsabile, veloce, attenta. Che mi avrebbe fatto crescere, che mi avrebbe stravolto ogni giorno e rimesso in piedi. Che mi avrebbe fatto conoscere l'amore più grande della mia vita, per cui tutto il resto viene in secondo piano. Ma a cui allo stesso tempo devo di rimanere la donna che ero prima che arrivasse lei, soddisfatta della vita e realizzata. Quella finta ghiandola ingrossata oggi si chiama Susanna, ha 21 mesi (perché ho imparato che le mamme parlano sempre in mesi) ed è, ovviamente, già più furba di me e Mister B messi insieme.